Accettura
Culti arborei in Basilicata – I Maggi Una particolare importanza rivestono le feste denominate “Maggi”, espressione unica in Italia delle comunità montane nell’area del Parco di Gallipoli Cognato e delle Piccole Dolomiti Lucane. In queste feste si esprime il rapporto strettissimo che la popolazione ha con l’ambiente circostante caratterizzato dalle montagne e i fitti boschi. Si tratta dei culti arborei celebrati ad Accettura, Oliveto Lucano, Pietrapertosa e Castelmezzano.Il Maggio di Accettura è sicuramente la festa lucana più conosciuta a livello nazionale ed internazionale e si presenta come la manifestazione viva e dinamica di un rito antichissimo, che rivela uno
stretto rapporto tra ambiente naturale e dimensione culturale e religiosa. Esso consiste infatti in un tipico culto arboreo ed è la rappresentazione rituale dell’unione tra due piante, una di sesso maschile, l’altra di sesso femminile, che vengono prima abbattute, rispettivamente nel bosco di Montepiano e nella foresta di Gallipoli Cognato, e poi portate processionalmente in paese per essere quindi innestate e innalzate insieme il martedì di Pentecoste. La festa si conclude con l’arrivo al cospetto del grande albero della processione di San Giuliano, patrono di Accettura. La festa è in realtà molto complessa ed articolata e si svolge in un arco di tempo piuttosto ampio: dall’ottava di Pasqua, giorno in cui avviene la scelta degli alberi, fino alla data culminante del martedì di Pentecoste. Notevole è l’intreccio delle fasi naturistiche del cerimoniale con i momenti di carattere più strettamente religioso, che sono costituiti in particolare dalle processioni di San Giulianicchio e dei Santi Giovanni e Paolo e della citata processione di gala di San Giuliano. Il Maggio di Accettura, dunque, si presenta oggi come una delle manifestazioni più ricche e compatte di una serie di riti che, in Basilicata, sono ancora celebrati in diversi paesi concentrati fondamentalmente in due aree, la prima definita dalla presenza della foresta di Gallipoli Cognato, la seconda compresa tra il monte Alpi e le cime del Pollino. I motivi d’interesse che portano a privilegiare la scelta del “Maggio” di Accettura per attività di tipo conoscitivo e didattico sono molteplici: dall’antichità e dalla specificità del rito alla sua moderna dimensione eco-culturale, dalla significativa connessione tra paesaggio boscoso ed attività umana, dai significati storici ed antropologici di cui si è caricato nel tempo e la cui interpetrazione non può ancora considerarsi compiutamente definita, fino alle valenze attuali di una festa che si qualifica sempre più come il segno di un’affermazione di tipo identitario, cioè come la rappresentazione di un patrimonio culturale che la comunità accetturese avverte come proprio ed esclusivo, e ancora, come grande spettacolo della natura che gli abitanti del paese offrono agli “altri”, in un contesto generale segnato da una tendenza verso forme turistiche che sembrano voler privilegiare la dimensione socio-ambientale e la soddisfazione di bisogni di ordine culturale. Il Maggio “simbolo dell’identità culturale degli accetturesi in paese e di quelli che sono sparsi per l’Italia e per il mondo” L’antichissima consuetudine di piantare alberi, un tempo diffusa in tutta l’Europa, sopravvive ancora in Francia, in Irlanda e in Baviera. In quest’ultima regione è famoso il Mai Baum.In Italia il rito è attestato su tutto il territorio. Feste legate all’albero si celebrano a Ponte Nossa, nella bergamasca, a Fontanelle Grazioli (Brescia), a Vetralla (Verbo), a Baiardo (Imperia), a Baiano (Avellino), in molte località dell’Umbria, ad Alessandria del Carretto (Cosenza) a Terrasini (Palermo). In Basilicata il culto è largamente praticato. Sono noti i maggi di Oliveto Lucano e Pietrapertosa, le feste dell’antenna a Castelsaraceno, della pitu a rotonda e Viggianello. Fra tutte le feste, per notorietà e complessità primeggia quella di Accettura, conosciuta come il MAGGIO.La festa ha inizio la domenica di Pentecoste. Di buon mattino un folto gruppo di cimaioli si dirige verso la foresta di Gallipoli, alla ricerca della promessa sposa, un vezzoso agrifoglio, adorno di fiori bianchi e bacche rosse. Dopo averlo reciso, i più robusti se lo caricano sulle spalle e si avviano per il ripido sentiero che conduce al paese. Il percorso è lungo, oltre 15 chilometri. Ma né il peso, né la distanza, né il caldo impediscono i baldanzosi cimaioli, ebbri di vino e di protagonismo. Il festoso corteo procede con allegria , fra canti, balli e suoni. Dopo un pantagruelico banchetto collettivo,inframmezzato da cori, si riprende il cammino. Ora sono utili anche le per poggiarsi le crocce , lunghi bastoni a forcella, decorati da intarsi, buone per sostenere l’agrifoglio. Contemporaneamente dal bosco Montepiano si avvia lentamente il corteo del cerro sposo. Al lungo e pesante tronco sono aggiogate pariglie di robusti e pazienti buoi di razza podolica, infiorettati di ginestre. Il tragitto si sviluppa lungo impervi tratturi che rallentano il ritmo. E’ la sosta per il pranzo, appaiono ricotte ancora fumanti, prelibati caciocavalli di vacche nostrane e squisite salsicce di maiali allevati con la ghianda. E’ già sera quando i due cortei entrano in paese. Maggiaioli e cimaioli, stanchi e sudaticci, ma euforici per la riuscita dell’impresa, si confondono. Esplode la festa di popolo, che durerà fino a notte inoltrata. Il lunedì è una giornata di riposo e di preparativi. Si appronta l’occorrente per il congiungimento e l’innalzamento dei due alberi. Il martedì la policroma statua di S. Giuliano percorre le strade principali, preceduta da una lunga teoria di ragazze da marito che portano sul capo le cende, ex voto, strutture lignee a forma di piramide tronca, agghindate con ceri, nastrini e fiori. Intanto, nel Largo San Vito continuano le complesse e difficili operazioni a cui sovrintendono i più anziani, custodi di tecniche arcaiche, per accoppiare e innalzare il cerro e l’agrifoglio, che saldamente congiunti sono il “MAGGIO”. Al cospetto del Santo, l’unione, simbolo di fertilità e auspicio di abbondanza, è sancita. Dritto e slanciato domina sulle case. L’appuntamento per la fase conclusiva è all’imbrunire. Squadre di cacciatori, armati di doppiette, mirano alla chioma del maggio per colpire targhette metalliche corrispondenti a polli, capretti, conigli ed agnelli, che sino agli anni ’50 erano realmente appesi. La folla si raduna sotto l’albero. E’ il momento magico della scalata. Giovani ardimentosi si arrampicano e raggiungono la sommità del maggio. Dall’alto, esibendosi in spericolate acrobazie, salutano gli attoniti spettatori. Un altro maggio si è concluso. “Maggio” di Accettura è sicuramente la festa lucana più conosciuta a livello nazionale ed internazionale, come dimostra l’interesse manifestato nel corso degli ultimi decenni non solo da studiosi e documentaristi di varia specializzazione e provenienza, ma anche dai mezzi di comunicazione di massa, che ne hanno diffuso la conoscenza presso il grosso pubblico, favorendo da una parte un aumento progressivo dei partecipanti esterni al rito, dall’altra un costante potenziamento della festa, avvenuto peraltro senza alcuna alterazione delle diverse fasi del cerimoniale.Nel suo nucleo centrale e primario, il “Maggio” si presenta come la manifestazione viva e dinamica di un rito antichissimo, che rivela uno stretto rapporto tra ambiente naturale e dimensione culturale e religiosa. Esso consiste infatti in un tipico culto arboreo, consistente nell’unione tra due piante, una di sesso maschile, l’altra di sesso femminile, che vengono prima abbattute, rispettivamente nel bosco di Montepiano e nella foresta di Gallipoli-Cognato, e poi portate processionalmente in paese, per essere quindi innestate e innalzate insieme il martedì di Pentecoste. La festa si conclude con l’arrivo al cospetto del grande albero della processione di San Giuliano, patrono di Accettura, con una gara tra cacciatori, che cercano di colpire le targhette metalliche appese ai rami della cima e corrispondenti ai premi messi a disposizione dal Comitato, ed infine con il momento culminante della scalata al “Maggio”. La festa è in realtà molto complessa ed articolata e si svolge complessivamente entro un arco di tempo piuttosto ampio: dall’ottava di Pasqua, giorno in cui avviene la scelta degli alberi, fino alla data culminante del martedì di Pentecoste. E notevole è anche l’intreccio delle fasi naturistiche del cerimoniale con i momenti di carattere più strettamente religioso, che sono costituiti in particolare dalle processioni di San Giulianicchio e dei Santi Giovanni e Paolo e dalla già citata processione di gala di San Giuliano.Il “Maggio” di Accettura, dunque, si presenta oggi come una delle manifestazioni più ricche e compatte di una serie di riti che, in Basilicata, sono ancora celebrati in diversi paesi, concentrati fondamentalmente in due aree, la prima definita dalla presenza della foresta di Gallipoli Cognato, la seconda compresa tra il monte Alpi e le cime del Pollino. Ma, come è ampiamente noto, cerimoniali di tal genere si ritrovano anche in diverse località degli Appennini e delle Alpi e in diverse zone d’Europa, dovunque la presenza e la consistenza dei boschi abbiano finito col condizionare in maniera decisiva l’economia delle comunità locali.I motivi d’interesse che portano a privilegiare la scelta del “Maggio” di Accettura per attività di tipo conoscitivo e didattico sono molteplici: dall’antichità e dalla specificità del rito alla sua moderna dimensione eco-culturale, così com’é strettamente definito dalla significativa connessione tra paesaggio boscoso ed attività umana, dai significati storici ed antropologici di cui si è caricato nel tempo, e la cui interpretazione non può ancora considerarsi compiutamente definita, fino alle valenze attuali di una festa che si qualifica sempre più come il segno di un’affermazione di tipo identitario, cioè come la rappresentazione di un patrimonio culturale che la comunità accetturese avverte come proprio ed esclusivo, e, ancora, come grande spettacolo della natura che gli abitanti del paese offrono agli “altri”, in un contesto generale segnato da una tendenza verso forme turistiche che sembrano voler privilegiare la dimensione socio-ambientale e la soddisfazione di bisogni di ordine culturale.
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