Girovagando o vagabondando per la Basilicata, continuo ad imbattermi in storie fantastiche, cariche di leggende e e suggestioni, legate a luoghi visibili e a volte carichi di storia; di quella storia con la S maiuscola.
Ma a me la grande Storia, quella ufficiale, interessa per onestà intellettuale.
La storia che io voglio narrare e quella che il territorio vuole che si racconti , è composta da tanti microeventi che il tempo ha coperto di ragnatele e polvere. Una storia che non è solo di contadini e briganti. Una microstoria, o come mi piace definirla una Storia Real-Meravigliosa che riempie di vita e carica di suggestioni luoghi altrimenti belli e interessanti solo, forse, per le loro forme architettoniche e strutturali, o per i contenuti artistici, quando esistono.
In questo viaggio dentro la Basilicata, che dura da anni, forse da sempre, ho imparato ad ascoltare la Basilicata e le sue pietre, i suoi muri, le sue strade. Ho capito che la Basilicata vuole essere raccontata e narrata. Una descrizione che non è solo cronaca o storiografia o antropologia. Una Basilicata che vuole raccontare a chi sa ascoltare. Una Basilicata che ha un codice di comunicazione suo, personale, il quale non si presta ad orecchie distratte. Un linguaggio che ammalia chi si ferma; che suggestiona chi ha lo sguardo pronto all’incanto.
Una Basilicata che fugge dal visitatore fuggevole.

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