di Garrincha Piru

Matera è un bello esempio della corsa per transformarsi da paese a città. La città cresce e l’antico paese va piano piano perdendo i confini. Tradizioni e modi di vivere sfumano per dar spazio ad una crescita, che premia i numeri, e dai numeri raccogli i suoi successi. E nella cittadina Matera si vedono già questi segnali, siamo arrivati a La Martella e cosi via, assieme a me e altra tanta gente “forestiera” che oggi qui ci vive, ci sono i tanti “pendolari”, altro segno di questa corsa, gente che dei paesi vicini si devono caricare del viaggio prima ancora di cominciare, per poi viaggiare ancora prima di riposare. Una di queste macchine che vanno da Bernalda a Matera A/R, uno di questi numeri che producono a Matera, si chiama Eliana, lei come tanti altri
riempiono questi nuovi fiumi d’asfalto, ma lasciamo dire a lei, la sua Matera e la sua corsa : “Ore 7.00 in punto, la sveglia Intona”LE CIRQUE DU SOLEIL-JEUX D’ANFANTES”, la prima delle tre sveglie che imposto per iniziare le cinque giornate, pressappoco tutte uguali, della mia settimana lavorativa.
Eppure a pensarci , così uguali le mie giornate, le mie pienissime giornate non lo sono;in questo preciso istante, dopo una delle solite, divisa tra tribunale, appuntamenti, problematiche da risolvere, il tempo sempre insufficiente per permettermi di si risolvere tutto e per darmi la possibilità di fermarmi a pensare. Per la prima volta in quasi 7 anni, mi sono accorta che in quelle giornate si sviluppano in una città di plurimillenaria bellezza, tanto da poter rendere la routine meno routinaria, se solo provi a trovare il tempo per pensarci.
In questo momento , la mia “uguale” giornata volge al termine nel meraviglioso cuore dei Sassi, in casa di amici, con un brasiliano un po’ romagnolo, la bresciana un po’ australiana e la siculo-materana mentre si scorge il Barisano illuminato e stupendo. Tutto questo si scorge dal balcone di questa bella ed accogliente abitazione.
E penso, chissà se mai questo spettacolo di cui mi accorgo solo ora è lo stesso scorcio che quasi cento anni fa mio nonno, con gli occhi di bambino, guardava, alla luce delle stelle, salutandolo con le mani già rovinate dal troppo lavoro mentre abbandonava la sconosciuta grotta , priva di comodità in cui viveva con la sua poverissima famiglia, prima di trasferirsi nel Metapontino. Perché lui, fortunato, a soli 5 anni aveva trovato lavoro come guardiano notturno di un gregge di capre. Anche lui per vivere le sue giornate tutte uguali ma faticose e tutte senza.. JEUX D’ENFANTES,senza avere neppure il tempo di accorgersi e pensare al Barisano e a quel paesaggio carsico e duro che era stato per sempre la sua tenera culla. “Ogni tempo, e sempre uguale, forse…

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